di situla-ossuario di tomba del secondo periodo atestino del sepolcreto Rebato ad Este (1); passa in Lombardia, ove appare nel coperchio di Grandate in provincia di Como, forse di fabbrica veneta (2), passa infine nella più tarda metallotecnica dei paesi alpini; basta ricordarsi dell’ultima zona della situla di Watsch (3).
Nell’arte etrusca bolognese o felsinea non scompare il gruppo antitetico di bestie o di mostri affrontati di si vetusta origine; conformemente a consimili gruppi dipinti nei timpani di ipogei etruschi tarquiniesi del sec. VI e dello inizio del sec. V° (4) si hanno nelle stele felsinee, che sono di età ancor più recente, gruppi antitetici; così in una stele Arnoaldi della prima metà del sec. V° (5) con due alati e cornuti leoni, cosi in un’altra stele Arnoaldi (6) ed in una stele De Luca (7) del trentennio 450-420 con gruppi di Sfingi, così infine in una stele Certosa (8) dello scorcio del sec. V con due leonesse e con due Sfingi affrontate.
Come si è detto, nella stele di Bentivoglio il rilievo spicca in modo reciso dal fondo da cui le figure appaiono nettamente ritagliate e distaccate; in realtà queste figure fanno venire alla mente le figure sbalzate nelle sottili lamine di bronzo a colpi di martello e ritoccate col bulino. Infine questa stele e la pietra Zannoni richiamano in modo vivissimo quanto è espresso nella celebre situla istoriata della Certosa; senza dubbio questi tre monumenti rientrano nel medesimo ambiente culturale bolognese, debbono essere considerati come un gruppo ristretto in sè e ben delimitato di testimonianze di un’arte encoria [locale, NdR] figurata a forme bestiali, mostruose ed umane degli ultimi tempi di civiltà villanoviana sotto gli influssi etruschi (le due pietre), dei primi tempi di civiltà felsinea (la situla).
si veda l'arco dell'eroe Pandaró in Iliade, IV, v. 105 e segg. Per il geometrico cretese si veda il cratere di Muliană (DUCATI, op. cit, I, fig. 41). (1) ALFONSI, Notizie degli Scavi, 1922, p. 47, fig. 41 (Este, R. Museo Atestino).
(2) GHIRARDINI, Monumenti dei Lincei, II. с. 181 в Х, с. 122 e segg., fig. 40 (Como, Museo Civico).
(3) MUCH, op. cit., t. LIV: HÖRNER, op. cit., t. XXXV, 1, 2; DUCATI, L'arte classica, p. 446, fig. 435 (Lubiana, Museo Regionale).
(4) WEEGE, Etruskische Malerei, 1920, Beilage III (tombe del Barone, dei Tori, dei Leopardi, delle Iscrizioni), t. 3 (tomba delle Leonesse), t. 14 (tomba dei Leopardi), t. 41 (tomba dei Baccanti), t. 44 (tomba del Morto), t. 66 (tomba dei Vasi dipinti).
(5) DUCATI, Monumenti dei Lincei, XX, c. 528, n. 82, fig. 47.
(6) Ducati, op. cit., c. 535 e seg., n. 61, fig. 26.
(7) DeCATI, op. cit., c. 535 e neg., n. 138, fig. 84.
(8) ZANNONI, op. cit., t. LXXVIII, 1-3.
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Delle stele funerarie dei sepolcreti bolognesi tipo Certosa due debbono essere addotte come appartenenti tuttora a questo indirizzo di arte primitiva: una della Certosa (1), l’altra De Luca (2), appartenenti all’incirca al 500 a. C. Si aggiunga l’umbone di scudo dal rio Carpena presso Forli (3) e si aggiungano, come opera di scultura, la pietra Malvasia e, come opera non già di rilievo, ma di graffito, lo specchio Arnoaldi (4) e lo specchio di Castelvetro (5). Quali manifestazioni degenerate si possono considerare la situla istoriata Arnoaldi (6) e la tegghia [teglia, NdR] della Certosa col fregio di animali in corsa lievemente inciso (7). È tutto un complesso di monumenti, nel quale viene ad occupare ora il primo posto per caratteri di maggiore vetustà la stele di Bentivoglio.
Nel suo magistrale lavoro sulla situla italica primitiva studiata specialmente in Este il compianto Gherardo Ghirardini (8) riteneva la situla figurata Benvenuti come indipendente da qualsiasi influsso dell’arte della situla della Certosa e, poichè il monumento atestino proviene da una tomba anteriore alla civiltà tipo-Certosa a cui appartiene la tomba del monumento bolognese, giungeva alla conclusione che quest’ultimo era da riferire all’influsso dell’arte veneta, in cui la introduzione delle forme decorative vegetali, bestiali, mostruose di chiara provenienza greca e specificatamente jonica sarebbe avvenuta per mezzo del mare Adriatico.
(1) DUCATI, op. cit., c. 619 e segg., n. 175, fig. 60.
(2) DUCATI, op. cit., c. 546 e 574, fig. 42 e t. III.
(3) SANTARELLA, Notizie degli Scavi, 1887, p. 8 e segg.., t. 1, 7-9; MONTELUS, La civilisation primitive en Italie depuis l'introduction des métaux, I, 1895, c. 528, t. 113, 1 (Forlì, Museo Civico).
(4) BRIZIO, Atti e Memorie citate, t. VI-VII, fig. 2 e 3; MONTELIUS, op. cit., t. 100, 2; GRENIER, op. cit., p. 367 e segg. fig. 118.
(5) GRENIER, op. cit., p. 369 e segg. fig. 119, con la bibliografia anteriore (Modena, Gabinetto Numismatico Estense).
(6) BRIZIO, op. cit., p. 269 e segg. t. VI-VII, 1; MONTELIUS, op. cit., t. 100,
1: GRENIER, Op. cit. 375 e segg. 0g. 122-124: DELLA SETA, Italia antica, fig. 75, ivi scambiata per la situla della Certosa.
(7) ZANNONI, op. cit., t. L, 31, 32; MONTELIUS, op. cit., t. 104, 8; GRENIER, op . cit., p. 365 e segg., fig. 117.
(8) Mon. dei Lincei, X, c. 143 e c. 210 e segg.
Alle idee del Ghirardini si oppose il Grenier (1), il quale giustamente osservò che, se è vero che la tomba della situla Benvenuti (n. 73) e per stratigrafia e per qualità di contenuto é decisamente anteriore alla civiltà etrusca tipo-Certosa completamente evoluta ed è di transizione dal secondo al terzo periodo atestino della ripartizione proposta dal Prosdocimi (2), è da dubitare che vi sia un esatto, assoluto sincronismo tra le varie fasi successive di civiltà di Bologna e di Este, chè anzi è verosimile ammettere in Este un certo ritardo rispetto a Bologna. Dice il Grenier (3) che ad Este «una transizione insensibile e prolungata ci conduce dal secondo al terzo periodo. Questo sviluppo regolare dovette occupare una buona parte dell’epoca che a Bologna si trova già caratterizzata come etrusca. Una situla figurata precede ad Este le fibule di tipo etrusco. È forse impossibile che gli elementi decorativi dell’arte etrusca-bolognese siano penetrati in paese veneto un po’ prima dei prodotti puramente industriali, di cui i Veneti già da molto tempo possedevano l’equivalente?». Ed il Grenier con ragione dimostra che un esame stilistico delle due situle, Benvenuti e della Certosa, denota una seriorità della prima rispetto alla seconda. Ma si aggiunga, come gia altrove osservai (4), che i rimanenti bronzi laminati di Este accusano tutti età assai tardiva, cioè il sec. IV°. Al Grenier il Ghirardini ribatteva (5) adducendo la scoperta recente nel sepolcreto atestino Rebato di un coperchio di lamina bronzea di situla figurato, che è stato poi edito in una relazione postuma del compianto Alfonsi (6), proveniente da una tomba del secondo periodo atestino e che, essendo ancor più antico della situla Benvenuti «fornisce la prova irrefragabile che l’arte figurativa delle situle è penetrata e si è svolta nel territorio atestino assai prima (almeno un secolo prima) che nel territorio felsineo».
Ma la tomba n. 187 del sepolcreto Rebato contenente il coperchio, che ha l’analogia più forte col coperchio di Halstatt, ha un corredo funebre con fibule, come quella a navicella con arco ornato ad incisioni