Pericle Ducati - Bentivoglio e dintorni

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Pericle Ducati
Una nuova stele villanoviana


Introduzione e digitalizzazione dei testi a cura di Matteo Rozzarin

 
 
 
Presentiamo qui il testo della comunicazione scientifica scritta nel 1923 con cui Pericle Ducati (allora direttore del Museo Civico Archeologico di Bologna e tra i maggiori etruschologi italiani del Novecento) portò all'attenzione della comunità accademica la Stele di Saletto, pubblicandola sul Bullettino di Paletnologia Italiana con il titolo Una nuova stele villanoviana. La riproponiamo a corredo di quanto emerso nel corso della conferenza tenutasi il 6 settembre 2024 nel sagrato della chiesa di Santa Maria e San Folco a Saletto di Bentivoglio, a oltre un secolo esatto dalla scoperta del manufatto: un incontro partecipato e di grande qualità scientifica, condotto con competenza e passione dalla dottoressa Paola Poli, archeologa conservatrice del MUV – Museo della Civiltà Villanoviana di Castenaso. La stele, datata all'inizio del terzo quarto del VII secolo a.C., è oggi uno dei pezzi di punta della Sala X del Museo Civico Archeologico di Bologna, dedicata alla Bologna etrusca in età orientalizzante. Si tratta di una stele antropomorfa, caratterizzata da una forma allungata sormontata da un disco circolare che richiama la figura umana, decorata con motivi simbolici profondamente influenzati dalle culture del Vicino Oriente. Sul disco campeggia una sfinge, mentre il corpo è ornato da capri rampanti ai lati dell'albero della vita: motivi prediletti in ambito bolognese, probabilmente per il loro significato simbolico legato a un'idea di rinascita.

Quando Ducati la studiò, la inquadrò nell'orizzonte della cosiddetta "civiltà villanoviana", termine che allora abbracciava ancora in modo impreciso un arco cronologico e culturale oggi meglio definito. Le acquisizioni scientifiche degli ultimi decenni hanno notevolmente affinato l'interpretazione di questo straordinario manufatto. La stele di Saletto si colloca all'interno di un corpus di sculture orientalizzanti dell'Etruria padana prodotte tra la fine dell'VIII e i primi decenni del VI secolo a.C., di cui oggi si riconosce la stretta relazione con i modelli dell'Etruria meridionale e i diretti contatti con artisti e iconografie del Vicino Oriente. L'albero della vita che orna il corpo della stele, ad esempio, trova le sue origini nella tradizione mesopotamica ed è rappresentato con una fedeltà sorprendente ai modelli assiri del II e I millennio a.C. Sul piano funerario e sociale, la rarità di questi monumenti rispetto al grande numero di sepolture conosciute (spesso sormontate da semplici ciottoli di arenaria) fa pensare a segnacoli riservati a tombe di personaggi di alto rango, come confermano i pochi casi in cui sono stati rinvenuti nella posizione originaria. La stele di Saletto testimonia dunque l'esistenza, in questo angolo della pianura bolognese, di un'aristocrazia locale capace di commissionare opere di alta qualità e di partecipare ai circuiti di scambio culturale che attraversavano l'Italia protostorica. La conferenza della dottoressa Poli ha offerto l'occasione di restituire questa storia al territorio che l'ha generata, inserendo la stele di Saletto nel più ampio quadro delle sculture orientalizzanti dell'Etruria padana, tema già al centro della mostra La Stele delle Spade e le altre ospitata al MUV di Castenaso nel 2017. Quella mostra, e la conferenza del 2024 che idealmente la prolungò sul territorio, dimostrano quanto il patrimonio archeologico locale sia ancora capace di interrogarci e di sorprenderci. Il testo di Ducati che segue è da considerarsi una fonte a sé stante: scritto nell'immediatezza dello studio, porta i segni del metodo e del linguaggio della sua epoca, ma conserva intatto il valore di documento scientifico fondativo. La ricerca successiva lo ha integrato, talvolta corretto, sempre arricchito. Per chi desiderasse approfondire la consultazione dell'originale, segnaliamo che il libello cartaceo è presente e consultabile presso la Biblioteca di San Giovanni in Persiceto. Buona lettura.




PERICLE DUCATI
UNA NUOVA STELE VILLANOVIANA

Estratto dal Bollettino di Paleontologia italiana, Anno XLIII, Fasc. 1 - Gennaio Aprile 1923
ROMA
Via del Collegio Romano 26
1923

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Sinora le località più settentrionali del bolognese da cui sono usciti alla luce monumenti villanoviani erano S. Agata (1) e S. Giovanni in Persiceto (2). A queste località si deve ora aggiungere Saletta (frazione di Saletto situate a nord-ovest di Bologna), nel Comune di Bentivoglio da cui dista circa 6 Km., alla distanza di una quindicina di chilometri in linea diritta a nord da Bologna. Ivi, nel gennaio del decorso anno, si scopri casualmente una stele funeraria villanoviana di friabile arenaria (3), una di quelle singolari stele, di cui già diedi l’elenco altrove (4) e che nella unione di un disco e di un rettangolo ci offrono una forma, schematizzata oltremodo, della figura umana (5).
Ma la nuova stele (alta cm. 72; larga al massimo 23), ora assicurata alle collezioni del Museo Civico di Bologna, supera le altre e non numerose villanoviane per la importanza della sua decorazione figurata a rilievo.

(1) Il rapporto degli scavi compiuti a S. Agata dal Brizio nel 1899 fu dal Brizio stesso inviato al Ministero pochi giorni prima della sua morte alle Notizie degli Scavi; ma è rimasto tuttora inedito. Unico accenno alle antichità villanoviane di S. Agata è in Brizio, Epoca preistorica in Storia politica d'Italia scritta da una società di professori, ed. Vallardi, p. CXX e CXXXIV, n. 3.
(2) BRIZIO, Notizie degli Scavi, 1891, p. 81 e segg., 1892, p. 191 e segg. 1893, p. 178 e seg., fig. 2 e 3, p. 316; DUCATI, ivi, 1911, p. 120 e segg. Si confronti GRENIER, Bologne villanovienne et étrusque, 1912, p. 183, p. 415 e segg., fig. 128 e 130.
(3) Il rinvenitore del monumento, sig. Gaetano Schiassi di S. Giorgio di Piano, rinunziò lodevolmente alla quota che gli spettava a tenore di legge.
(4) Rendiconti della R. Ace. dei Lincei, 1910, p. 252 e seg.
(5) Tale avvicinamento fu già proposto da S. REINACH, L'Anthropologie, 1894, p. 295 e dallo HÖRNES, Urgeschichte der bildenden Kunst in Europa, 1898, p. 642. Rimando ai confronti da me proposti nei Rendiconti citati.

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La ellissi circondata da una orlatura ha una forma di Sfinge diretta a destra poggiante le zampe anteriori sulla orlatura stessa; trattata in modo sommario, questa Sfinge ha una sagoma del corpo angolosa e lunga a cui si attacca, mediante un corto collo, una minuscola testa, in coi una linea graffita indica il contorno inferiore della chioma ed una scalfittura amigdaloide l’occhio, mentre tenue, indeciso è il profilo. L’ala della Sfinge è inorganicamente attaccata al dorso ed è striata; grossa e lunga è la coda lanceolata (Tar. IV).
Parimenti circoscritta da una orlatura è la decorazione rettangolare sottostante: ivi è una rappresentazione di carattere, per dir cosi, araldico. Ai lati di una pianta dal grosso fusto sparagiforme e dai rami lanceolati e nascenti in modo simmetrico, sono rappresentati, rampanti, due quadrupedi, a quel che pare, due capre dal corpo grosso, anzi rigonfio, che sembrano essere in procinto di addentare le foglie superiori.
Tale decorazione della stele di Bentivoglio costituisce una novità assoluta. Non sono più gli accenni antropoidi del cippo, piuttosto che stele, a forma, per dir così, di xoanon di S. Giovanni in Persiceto (1). Non sono più i motivi geometrici, che hanno sì piena rispondenza con la decorazione stampigliata sui fittili del l’ultima fase villanoviana nel bolognese, nella fase Arnoaldi, e che sono espressi a pittura in una stele di S. Giovanni in Persiceto (2) ed in un frammento del sepolcreto De Luca (3), nel quale appare la figura umana sotto l’aspetto di pupazzo ridotto alla più schematica espressione. Non è più il motivo fitomorfo come nella stele Grabinski (4), ove nel disco è espresso un rosone. Non sono infine più le figure rudimentali, a mala pena riconoscibili, della stele Arnoaldi (5) e del frammento di pietra, non credo di stele funeraria, del sepolcreto Benacci-Caprara (6), espresse in modo da ricordare le figure delle stele novilaresi,

(1) Notizie degli Scavi, 1883, p. 178, fig. 3; Gaesien, op. cit., fig. 128.
(2) Notizie degli Scavi, 1893, p. 179, fig. 2; GRENIER, op. cit. fig. 130.
(3) Brizio, Notizie degli Scavi, 1894, p. 270 e seg.; GRENIER, op. cit., fig. 133.
(4) Notizie degli Scavi, 1893, p. 178, fig. 1; GRENIER, op. cit., fig. 129.
(5) GOZZADINI, Intorno agli scavi archeologici fatti dal sig. Arnoaldi-Veli, 1877, p. 12, 1. XIII, 7; Notizie degli Scavi, 1803, p. 180, tig. 4; Hörnes, op. cit., fig. 193; GRESIER, op. cit., fig. 131.
(6) Notizie degli Scari, 1893, p. 181, fig. 5 GRENIER, op. cit, lig. 132.

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ala di quella di S. Nicola di Valmanente, sia di quella del sepolcreto Servici (1).
É nella pietra di Bentivoglio qualche cosa di ben superiore e ben maggiore importanza; da ciò deriva il pregio suo grande allo stato odierno della conoscenza della civiltà villanoviana nel bolognese. Si ha già l’opera a rilievo, piatto, è vero, ma recisamente distaccato dal fondo; non è più il lavoro di semplice scalfittura come nella stele Arnoaldi, nel frammento Benacci Caprara. Tale lavoro di rilievo ha essa pietra comune con un altro interessantissimo monumento, con la cosiddetta pietra Zannoni (2) che avrebbe servito di copertura ad un doglio di tomba villanoviana tarda, cioè della fase Arnoaldi.


Figura 1. pietra Zannoni

Ma il contenuto della decorazione figurata di questa pietra Zannoni è superiore a quello della nuova stele di Bentivoglio, presentando essa già lo schema del viaggio del defunto agli Inferi su cocchio, cosi ovvio nel repertorio dell’arte figurata delle posteriori stele etrusche (3); 

(1) BRIZIO, Monumenti dei Lincei, V, 1895, c. 97 e seg, ig. 3, a. c. 181 e seg, fig. 30
(2) DUCATI, Rendiconti citati, p. 264 e segg., t. II (con bibliografia anteriore) e Monumenti dei Lincei, XX, 1911, c. 583, fig. 40, GRENIER, op. cit., p. 428 e segg, fig. 138; Ducati, L'arte classica, p. 283, fig. 270.
(3) DUCATI, Monumenti citati, c. 582 e segg: GRENIER, op. cit., p. 448
e Beg

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al di sopra è un fregio che sembra una barbarica traduzione nella molle arenaria risalente, come già ebbe a notare il Brizio (1), a prototipi della ceramica attica a figure nere. Siamo già nel secolo sesto e più prossimi al 500 che al 550. Nel suo stato attuale la pietra Zannoni è di forma rettangolare, smussata fortemente agli angoli, in special modo in quelli di destra; ma è presumibile che al rettangolo anche qui sormontasse la ellisse e che la pietra, in origine destinata ad essere segnacolo esteriore di un sepolcro, fosse, dimezzata, disposta come coperchio di un doglio funebre (fig. 1).
Se dovessimo basarci esclusivamente sulla tipologia dovremmo ammettere una età più vetusta per la nuova stele di Bentivoglio, adorna di figure non già umane, ma di un mostro e di bestie e di una forma vegetale; ma ci trattiene dal seguire questo criterio tipologico il fatto che stele di carattere non già orientalizzante nel contenuto, come questa di Bentivoglio, ma geometrico, sono uscite dal medesimo stato archeologico Arnoaldi a cui appartiene la pietra Zannoni.
Nella stele di Bentivoglio la figura della Sfinge non ha quel fiocchetto o viticcio caratteristico, uscente dal capo, che nella figura del mostro demonico (2) l’arte jonica attraverso l’arte geometrica (3) ereditò dall’arte cretese micenea, nella quale esso fiocchetto sorge o da un cappuccio o da un diadema. Due Sfingi di tale tipo, per rimanere nell’ambiente bolognese in cui anche la nostra stele rientra, sono rappresentate in due stele felsinee, certo della seconda metà del sec. V° (4).
Priva di tale fiocchetto si riconnette la Sfinge della nostra stele al tipo della figura gradiente del medesimo dėmone su di una tazza

(1) Atti e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per la Romagna, в. 3°, 1, 1884, p. 295.
(2) Si vedano sulla Sfinge nella leggenda e nell'arte dei Greci gli articoli di G. NICOLE IN DAREMBERG e SAGLIO, Dictionnaire des Antiquités, VIII, p. 1431 e segg. e di ILBERG in ROSCHER, Ausführliches Lexikon der griech. u. rom. Mythologie, IV, e. 1338 e segg.
(3) Si veda la tazza dello stile del Dipylon in Athenische Mitteilungen des d. arch. Instituts, XVIII, 1893, p. 112, fig. 10; PERROT & CHIPIEZ, Histoire de l'art dans l'antiquité, VII, fig. 96.
(4) DUCATI, Mon. dei Lincei, XX. 1911, c. 535 e seg.; una stele reca ivi il n. 61 e proviene dal sepolcreto Arnoaldi (fig. 26), l'altra dal sepolcreto della Certosa e reca il n. 182 (ZANNONI, Gli Scavi della Certosa, t. LXXVIII, 3).

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proto attica (1); ma l’ala ha la forma semilunare propria del tipo di Sfinge, la cui prima documentazione è, sinora, la statuetta eburnea dello Artemision di Efeso del sec. VIII” a. C.: è la forma di ala con le medesime striature per il largo, che è comune alla Sfinge dell’ultima zona della situla della Certosa (2) e che passa poi alle lamine bronzee figurate di Este e dei paesi alpini, per cui basterà citare la situla Benvenuti (3) ed il coperchio di Halstatt (4). Si aggiungano la sagoma allungata del corpo, la bassezza, quasi l’assenza del collo, la forte curvatura della coda e si hanno ulteriori caratteri che all’umile scalpellatore della stele di Bentivoglio saranno derivati dall’arte etrusca, ove noi possiamo addurre due esemplari di Sfingi, cioè la Sfinge dipinta in uno dei riquadri della parete di fondo della tomba Campana a Veio (5) della fine del sec. VII” e la singolare statua tufacea di Sfinge accosciata di Chiusi (6) ormai dell’avanzato secolo VI°; ma più non appaiono le alte gambe, peculiari di queste due opere etrusche arcaiche.
La decorazione del rettangolo sottostante al disco nella stele di Bentivoglio richiama un altro monumento singolare e parimenti villanoviano del bolognese, cioè la famosa pietra Malvasia o dei vitelli rampanti ai lati di una palma (7), ritrovata in mezzo ad un gruppo di tombe della fase Arnoaldi; è, come fu già prima notato dallo Undset (8), il tentativo incompiuto di un vero gruppo sta-

(1) PERNICE, Athenische Mitteilungen, XX. 1895, p. 116 e segg., t. 3, 2; ROSCHER, op. cit., IV, c. 1351, fig. 13.
(2) ZANNONI, op. cit., t. XXXV; la bibliografia ulteriore è raccolta presso GHIRARDINI, MON. dei Lincei, 11, 1893, с. 172, n. 10 e X, 1900, с. 134 e segg.: si aggiunga GRENIER, op. cit., p. 131 e segg.; fig. 120 e 121; DUCATI, Mon. dei Lincei, XXIV, p. 916, c. 419 e segg. e L'arte classica, p. 283 e seg, fig. 271 € 272.
(3) BENVENUTI, La situla Benvenuti; GHIRARDINI, op. cit., 1, c. 175 e X, c. 5 e segg.
(4) MUCH, Kunsthistorischer Atlas, I, Abtheilung, t. LXXI, 1; GHIRARDINI, op. cit., 11, c. 189 e X. c. 163 e seg., fig. 51 (Vienna, Museo Nazionale di Storia Naturale).
(5) MICALI, Monumenti Inediti, t. LVIII; MARTHA, L'art etrusque, fig. 283; DUCATI, op. cit., fig. 189.
(6) DELLA SETA, Italia antica, 1922, fig. 206 (Chiusi, Museo Civico). (1) DUCATI, Rendiconti dei Lincei, 1910, p. 254 e segg., t. 1 (con bibliografia anteriore); GRENIER, op. cit., p. 421 e segg., fig. 134.
(7) DUCATI, Rendiconti dei Lincei,1910, p.254 e segg.,t. l(con bibliografia anteriore); GRENIER,op.cit.,p.2.421 e segg.,fig.134.
(8) Zeitschrift für Ethnologie, XV, 1883, p. 214 e seg.

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tuario eseguito in una lastra sottile e difettosa di arenaria e che doveva essere destinato ad adornare un recinto funerario, signoreggiando in mezzo alla selva delle minori stele, segnacoli di singoli sepolcreti.
Come per la pietra Malvasia, che aveva fatto ricordare a parecchi dotti la celeberrima lastra triangolare dei Leoni sormontante la porta dell’acropoli di Micene, cosi per il gruppo antitetico della stele di Bentivoglio si deve supporre non già un influsso tardivo di schemi dell’arte pre-ellenica, ormai tramontata da secoli, ma piuttosto una derivazione diretta dell’arte etrusca imbevuta di jonismo, alla quale è innegabile d’altra parte la permanenza, sotto rinnovati aspetti, di motivi, di caratteri costituenti la eredità del passato pre-ellenico, specialmente dell’ultima fase micenea (1).
L’esempio più calzante come precursore lontano del gruppo antitetico della nostra stele è la pittura di un cratere di una tomba del tardo miceneo di Ligortyno nel territorio di Phaestos (Creta) (2), in cui parimenti due capre selvatiche si rizzano ai lati di un albero; ma è specialmente in Cipro che il gruppo dell’albero sacro affiancato da due quadrupedi rampanti, in principal modo da capre (3), rimane a lungo come eredità micenea; come esempio si può addurre un cono di diaspro verde del Museo del Louvre (4).

(1) Si veda per la pietra dei Vitelli quanto fa da me esposto nei Rendiconti citati, p. 260 e segg.
(2) Si veda Portien, Bulletin de correspondance hellénique, XXXI, 1907, p. 116 e segg. g. 1 o 2 (Parigi, Museo del Louvre),
(3) DÜMMLER, Athenische Mitteilungen, X1, 1886, p. 235; WINTER, ivi, XII, 1887, р. 237, НÖRNES, op. cit., p. 401. Lo JOLLES nel suo studio sui gruppi antitetici (Jahrbuch des deutschen archäologischen Instituts XIX 1904, 27 e segg.) giunge alla conclusione che i gruppi antitetici sono una concezione estetica che appare indipendentemente in Egitto, in Mesopotamia, nell'Egeo; si cfr. DUSSAUD, Les civilisations prehelléniques dans le bassin de la mer Égée, 1914, p. 382 e segg. Il POULSEN (Jahrbuch ecc., XXVI, 1911, p. 222) ritiene il motivo delle capre ai lati di una pianta di origine egizia.
(4) PERROT E CHIPIEZ, op. cit., III, fig. 435.

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Ora l’influsso dell’arte cipriota in Etruria e nel territorio italico imbevuto di coltura etrusca è ben noto in qual grado si esercitasse durante il periodo orientalizzante coi prodotti certamente importati dalla grande isola del Mediterraneo orientale per mezzo dei Fenici (1); menziono gl’intagli eburnei e le coppe metalliche che ci sono state tramandate in principal misura dalle ricchissime tombe Regulini-Galassi di Cerveteri, Barberini, Bernardini, Castellani di Palestrina, dal circolo della Fibula e dal circolo degli Avori del sepolcreto di Marsiliana d’Albegna (2). Specialmente nell’industria dell’avorio, in età posteriore alla fase micenea, si mantennero integre, come a giusta ragione asserisce il Minto (3), « le tradizioni antiche dell’arte cretese micenea, nel repertorio dei tipi e dei soggetti; queste anzi furono ravvivate dalla continuata influenza dei motivi artistici del vecchio fondo egizio-orientale per il contatto con i prodotti dell’arte siro-hetea ».
Uno degli esempi più cospicui, uscito da suolo etrusco, dell’uso in quest’arte, sub-micenea ed orientalizzante nel tempo stesso, di schemi antitetici di belve e di mostri possiamo ora addurre nel pettine eburneo del circolo degli Avori di Marsiliana, oggetto unico, sinora, nel suo genere (4): tre sono i gruppi antitetici, cioè uno a tutto tondo forse di leoni, due a rilievo di leoni e di Sfingi. É ovvio che tali schemi fossero imitati da calcheuti, da figuli, da intagliatori etruschi e che in questi artisti-industriali trovassero imitatori anche le figure di bestie o di mostri rampanti. Non sembrano invero una traduzione rozza e barbarica di assai più tarda età le capre della stele di Bentivoglio di schemi bestiali come quello di capra ritta sulle zampe posteriori ed alata in una lamina bronzea del disciolto Museo Kircheriano? (5). Ed il tipo di questa capra su tale lamina del sec. VII di arte etrusca non è il medesimo tipo di capra selvaggia (capra aegagrus), una specie di stambecco, assai comune nell’Asia Minore e nelle isole dell’Egeo e le cui corna si prestavano egregiamente a fabbricare archi e che st spesso è rappresentata nella ceramica rodia orientalizzante, ma che non manca nella ceramica cretese geometrica ? (6). Questa forma bestiale passa anche alla metallotecnica dei Veneti, in cui l’esempio, sinora, più antico è il coperchio
 

(1) Si veda specialmente DELLA SETA, Bollettino d'arte, 1909, p. 188 e Musco di Villa Giulia, p. 367 e segg. Si cfr. Minto, Marsiliana d'Aldegna, 1921, р. 246 e seg. che per gli oggetti eburnei pensa oltre che a Cipro, a Rodi e crede importatori di questi oggetti in Italia i Calcidesi di Cuma.
(2) Minto, op. cit., p. 215 e segg. (Firenze, R. Museo Archeologico),
(3) Op. cit., p. 246.
(4) MINTO, op. cit, p. 226 e segg, fig. 13, A e B, t. XVI.
(5) POULSEN, Der Orient und die frühgriechische Kunst, 1912, fig. 125.
(6) DUCATI, Storia della ceramica greca, 1, 1922, p. 92; per questo animale si cfr. l'appendice zoologica in KINCH, Fouilles de Vroulia, 1914, p. 93 e segg.

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di situla-ossuario di tomba del secondo periodo atestino del sepolcreto Rebato ad Este (1); passa in Lombardia, ove appare nel coperchio di Grandate in provincia di Como, forse di fabbrica veneta (2), passa infine nella più tarda metallotecnica dei paesi alpini; basta ricordarsi dell’ultima zona della situla di Watsch (3).
Nell’arte etrusca bolognese o felsinea non scompare il gruppo antitetico di bestie o di mostri affrontati di si vetusta origine; conformemente a consimili gruppi dipinti nei timpani di ipogei etruschi tarquiniesi del sec. VI e dello inizio del sec. V° (4) si hanno nelle stele felsinee, che sono di età ancor più recente, gruppi antitetici; così in una stele Arnoaldi della prima metà del sec. V° (5) con due alati e cornuti leoni, cosi in un’altra stele Arnoaldi (6) ed in una stele De Luca (7) del trentennio 450-420 con gruppi di Sfingi, così infine in una stele Certosa (8) dello scorcio del sec. V con due leonesse e con due Sfingi affrontate.
Come si è detto, nella stele di Bentivoglio il rilievo spicca in modo reciso dal fondo da cui le figure appaiono nettamente ritagliate e distaccate; in realtà queste figure fanno venire alla mente le figure sbalzate nelle sottili lamine di bronzo a colpi di martello e ritoccate col bulino. Infine questa stele e la pietra Zannoni richiamano in modo vivissimo quanto è espresso nella celebre situla istoriata della Certosa; senza dubbio questi tre monumenti rientrano nel medesimo ambiente culturale bolognese, debbono essere considerati come un gruppo ristretto in sè e ben delimitato di testimonianze di un’arte encoria [locale, NdR] figurata a forme bestiali, mostruose ed umane degli ultimi tempi di civiltà villanoviana sotto gli influssi etruschi (le due pietre), dei primi tempi di civiltà felsinea (la situla).
 

si veda l'arco dell'eroe Pandaró in Iliade, IV, v. 105 e segg. Per il geometrico cretese si veda il cratere di Muliană (DUCATI, op. cit, I, fig. 41).
(1) ALFONSI, Notizie degli Scavi, 1922, p. 47, fig. 41 (Este, R. Museo Atestino).
(2) GHIRARDINI, Monumenti dei Lincei, II. с. 181 в Х, с. 122 e segg., fig. 40 (Como, Museo Civico).
(3) MUCH, op. cit., t. LIV: HÖRNER, op. cit., t. XXXV, 1, 2; DUCATI, L'arte classica, p. 446, fig. 435 (Lubiana, Museo Regionale).
(4) WEEGE, Etruskische Malerei, 1920, Beilage III (tombe del Barone, dei Tori, dei Leopardi, delle Iscrizioni), t. 3 (tomba delle Leonesse), t. 14 (tomba dei Leopardi), t. 41 (tomba dei Baccanti), t. 44 (tomba del Morto), t. 66 (tomba dei Vasi dipinti).
(5) DUCATI, Monumenti dei Lincei, XX, c. 528, n. 82, fig. 47.
(6) Ducati, op. cit., c. 535 e seg., n. 61, fig. 26.
(7) DeCATI, op. cit., c. 535 e neg., n. 138, fig. 84.
(8) ZANNONI, op. cit., t. LXXVIII, 1-3.


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Delle stele funerarie dei sepolcreti bolognesi tipo Certosa due debbono essere addotte come appartenenti tuttora a questo indirizzo di arte primitiva: una della Certosa (1), l’altra De Luca (2), appartenenti all’incirca al 500 a. C. Si aggiunga l’umbone di scudo dal rio Carpena presso Forli (3) e si aggiungano, come opera di scultura, la pietra Malvasia e, come opera non già di rilievo, ma di graffito, lo specchio Arnoaldi (4) e lo specchio di Castelvetro (5). Quali manifestazioni degenerate si possono considerare la situla istoriata Arnoaldi (6) e la tegghia [teglia, NdR] della Certosa col fregio di animali in corsa lievemente inciso (7). È tutto un complesso di monumenti, nel quale viene ad occupare ora il primo posto per caratteri di maggiore vetustà la stele di Bentivoglio.
Nel suo magistrale lavoro sulla situla italica primitiva studiata specialmente in Este il compianto Gherardo Ghirardini (8) riteneva la situla figurata Benvenuti come indipendente da qualsiasi influsso dell’arte della situla della Certosa e, poichè il monumento atestino proviene da una tomba anteriore alla civiltà tipo-Certosa a cui appartiene la tomba del monumento bolognese, giungeva alla conclusione che quest’ultimo era da riferire all’influsso dell’arte veneta, in cui la introduzione delle forme decorative vegetali, bestiali, mostruose di chiara provenienza greca e specificatamente jonica sarebbe avvenuta per mezzo del mare Adriatico.

(1) DUCATI, op. cit., c. 619 e segg., n. 175, fig. 60.
(2) DUCATI, op. cit., c. 546 e 574, fig. 42 e t. III.
(3) SANTARELLA, Notizie degli Scavi, 1887, p. 8 e segg.., t. 1, 7-9; MONTELUS, La civilisation primitive en Italie depuis l'introduction des métaux, I, 1895, c. 528, t. 113, 1 (Forlì, Museo Civico).
(4) BRIZIO, Atti e Memorie citate, t. VI-VII, fig. 2 e 3; MONTELIUS, op. cit., t. 100, 2; GRENIER, op. cit., p. 367 e segg. fig. 118.
(5) GRENIER, op. cit., p. 369 e segg. fig. 119, con la bibliografia anteriore (Modena, Gabinetto Numismatico Estense).
(6) BRIZIO, op. cit., p. 269 e segg. t. VI-VII, 1; MONTELIUS, op. cit., t. 100,
1: GRENIER, Op. cit. 375 e segg. 0g. 122-124: DELLA SETA, Italia antica, fig. 75, ivi scambiata per la situla della Certosa.
(7) ZANNONI, op. cit., t. L, 31, 32; MONTELIUS, op. cit., t. 104, 8; GRENIER, op . cit., p. 365 e segg., fig. 117.
(8) Mon. dei Lincei, X, c. 143 e c. 210 e segg.

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Alle idee del Ghirardini si oppose il Grenier (1), il quale giustamente osservò che, se è vero che la tomba della situla Benvenuti (n. 73) e per stratigrafia e per qualità di contenuto é decisamente anteriore alla civiltà etrusca tipo-Certosa completamente evoluta ed è di transizione dal secondo al terzo periodo atestino della ripartizione proposta dal Prosdocimi (2), è da dubitare che vi sia un esatto, assoluto sincronismo tra le varie fasi successive di civiltà di Bologna e di Este, chè anzi è verosimile ammettere in Este un certo ritardo rispetto a Bologna. Dice il Grenier (3) che ad Este «una transizione insensibile e prolungata ci conduce dal secondo al terzo periodo. Questo sviluppo regolare dovette occupare una buona parte dell’epoca che a Bologna si trova già caratterizzata come etrusca. Una situla figurata precede ad Este le fibule di tipo etrusco. È forse impossibile che gli elementi decorativi dell’arte etrusca-bolognese siano penetrati in paese veneto un po’ prima dei prodotti puramente industriali, di cui i Veneti già da molto tempo possedevano l’equivalente?». Ed il Grenier con ragione dimostra che un esame stilistico delle due situle, Benvenuti e della Certosa, denota una seriorità della prima rispetto alla seconda. Ma si aggiunga, come gia altrove osservai (4), che i rimanenti bronzi laminati di Este accusano tutti età assai tardiva, cioè il sec. IV°. Al Grenier il Ghirardini ribatteva (5) adducendo la scoperta recente nel sepolcreto atestino Rebato di un coperchio di lamina bronzea di situla figurato, che è stato poi edito in una relazione postuma del compianto Alfonsi (6), proveniente da una tomba del secondo periodo atestino e che, essendo ancor più antico della situla Benvenuti «fornisce la prova irrefragabile che l’arte figurativa delle situle è penetrata e si è svolta nel territorio atestino assai prima (almeno un secolo prima) che nel territorio felsineo».
Ma la tomba n. 187 del sepolcreto Rebato contenente il coperchio, che ha l’analogia più forte col coperchio di Halstatt, ha un corredo funebre con fibule, come quella a navicella con arco ornato ad incisioni

(1) Op. cit., p. 408 e segg.
(2) Notizie degli Scavi, 1882, p. 10 e segg. cfr. MONTELIUS, op. cit., 1, c. 273 e segg.
(3) Op. cit., p. 400.
(4) Rendiconti dei Lincei, 1910, p. 277.
(5) Bullettino di Paletnologia, XXXIV, 1914. p. 161; anche il VON DUHN (Atti e Memorie dalla R. Dep. di Storia Patria per la Romagna, s. IV, n. V, 1915, p. 57 e seg.) segue il GHIRARDINI contro il GRENIER.
(6) Notizie degli Scavi, 1922, p. 47, fig. 41.

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e con due catenelle pendenti dall’ago (1), che hanno piena corrispondenza con fibule dei tardi sepolcreti bolognesi villanoviani Melenzani, Stradello della Certosa. Arnoaldi, di quello strato archeologico a cui appartengono indubbiamente non solo monumenti con figurazioni zoomorfiche o teratomorfiche [divinità con aspetto animale, NdR], come la stele di Bentivoglio e come la pietra Malvasia, ma anche un monumento con una vera scena figurata, cioè la pietra Zannoni. E con tutto questo non è da escludere quanto supponeva il Grenier per la tomba della situla Benvenuti, che cioè, essendo tutt’altro che inverosimile un ritardo nello sviluppo della cultura man mano che si procede al nord, ritardo che è provato pel centro dell’ Etruria rispetto all’Etruria marittima, per Bologna rispetto all’Etruria, pei paesi alpini rispetto all’Italia settentrionale, è supponibile anche un ritardo di Este rispetto a Bologna e che cioè la tomba n. 187 Rebato possa essere anche posteriore allo strato archeologico dei tre monumenti di pietra arenaria di Bologna e di Bentivoglio.
Allo stato attuale della conoscenza delle antichità bolognesi ed atestine non mi perito adunque di asserire che la nuova stele qui edita con la sua forma rigorosamente villanoviana e col suo contenuto figurato costituisce un documento di grande importanza a favore della tesi della costituzione della civiltà bolognese tardo villanoviana e proto-etrusca dell’indirizzo di arte magnificamente rappresentato dalla situla della Certosa con influssi esercitati dal sud, cioè dall’Etruria e non dal nord, cioè da Este. Lascio per ora impregiudicato se la decorazione figurata ad Este sia derivata dalla vis marittima dell’Adriatico piuttosto che da quella terrestre del mezzogiorno attraverso il Po.
Curioso è infine osservare nel disco della stele di Bentivoglio la figura della Sfinge, dell’essere malefico mostruoso, del demone della morte. Non dimentichiamoci che la figura della Sfinge ornava talora i grandiosi sepolcri etruschi; basterà ricordarsi della grande Sfinge accosciata chiusina, di cui sopra si è fatto cenno. Tale uso derivava dalla Grecia : anteriore alla schematica Sfinge della modestissima nostra stele di arenaria è la superba statua di Sfinge di Spata nell’Attica, scolpita in marmo pario ed eseguita certo prima del 550 (2). È istruttivo il confronto immediato tra questi due monumenti; si potrà di un subito commisurare la enorme distanza nel sec. VI tra la Grecia, d’onde irraggiava una luce sfolgorante, e la valle del Po, ove di tale luce se non un riflesso debole e lontano perveniva a stento e a rilento.

(1) ALFONSI, op. cit., p. 48, fig. 42.
(2) COLLIGNON, Les statues funéraires dans l'art grec, 1911, fig. 45 (Atene, Museo Nazionale Archeologico).

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