Giovanni II dei Bentivoglio: racconto storico
Introduzione a cura di Matteo Rozzarin
Ritratto di Giovanni Battista Sezanne per mano del figlio Augusto (si noti la straordinaria consonanza col monogramma rinascimentale di Albrecht Durer)
Giovanni Battista Sezanne (Genova 1821 – Senigallia 1875) è disegnatore e pittore di formazione, il quale, trasferendosi in Toscana proprio per perfezionare le naturali inclinazioni artistiche, sposta lentamente l'attenzione e l'impegno sugli studi storici e letterari. Si costruisce una fama di pubblicista e conoscitore d'arte e d'archeologia a cavallo della creazione del Regno d'Italia, giovandosi proprio delle conoscenze e capacità artistiche maturate durante il soggiorno toscano. Trasferitosi finalmente a Bologna con la prospettiva di sovrintendere al nuovo ordinamento dell'Archivio di Stato, decide di risiedervi stabilmente, ciò che gli consentirà di dirigere la passione maturata in Toscana verso il "racconto storico" (Arezzo illustrata, 1859) trattando delle vicende delle famiglie Pepoli e Bentivoglio. La sua "expertise" artistica e archeologica lo porterà a perorare l'acquisizione da parte dello Stato della statua ostiense dell'allora ritenuto Traiano sotto forma di Marte, all'epoca restaurata a Bologna e di proprietà della collezione privata di Gaetano Girotti. Questa battaglia si risolse in un nulla di fatto e la statua prese anch'essa, come tante opere, la via del mercato internazionale finendo a Ginevra, dove ora è conservata al locale Museo d'Arte e Storia.
Durante il soggiorno bolognese escono dapprima la monografia sui Bentivoglio (Giovanni II dei Bentivoglio, Racconto storico, 1864), quindi quella sui Pepoli (I Pepoli fino al secolo xv, 1868).
Presentiamo qui, inglobato in modalità iframe, il testo integrale del racconto storico che Sezanne dedicò a Giovanni II dei Bentivoglio: un ulteriore passo nel progetto di collezionare sul sito l’insieme delle fonti digitalizzate disponibili sulla storia del nostro territorio, e insieme un modo per rendere tangibile quanto il castello del Poledrano abbia alimentato, nell'Ottocento come ancora oggi, la fascinazione che ha esercitato nella letteratura e nell'immaginario collettivo cittadino.
Va considerato il periodo storico, la formazione dello stato unitario e l'impegno degli intellettuali per la costruzione di un sentimento civico condiviso a livello nazionale, basato sugli esempi illustri di dedizione alla causa della lotta per libertà e indipendenza, ovvero ciò che sta alla base dello sviluppo della Storiografia e della Storia come materia scolastica e accademica in età risorgimentale e contemporanea. Certamente l'impianto del Giovanni II appartiene a questa volontà di "educare" ai sentimenti civici positivi mostrando il lato oscuro della Signoria e della Tirannide, in questo caso dei Bentivoglio, "i quali più che a privati cittadini assimigliarsi potevano a principi di corona, essendo in essi ogni autoritade ristretta". Viene dunque costruito un racconto storico incentrato su vicende (lotte, amori, tradimenti) che si svolgono a partire dai festeggiamenti del matrimonio tra Annibale II e Lucrezia d'Este del 1487 per terminare con gli eventi relativi alla cacciata dei Bentivoglio da Bologna. Nel racconto il Sezanne riserva un paio di pagine (166 e 167) alla descrizione della villa del Poledrano, così come la si poteva immaginare ancora nel 1864, probabilmente, anzi quasi certamente, sulla scorta della descrizione del Gozzadini di qualche anno prima. In questa descrizione trova ampio posto la nota relativa alla Madonna col bambino (Nostra Donna), un sunto che mi pare invece non mediato e comunque interessante poiché condotto da un ottimo conoscitore d'arte. Colpisce, a questo proposito, quanta cura il mondo intellettuale ottocentesco riservasse a quel dipinto - attribuito da taluni al Francia, da altri, con maggior fondamento, a Lorenzo Costa - oggi andato irrimediabilmente perduto: un'opera che ai contemporanei del Sezanne appariva degna di una descrizione così puntuale e partecipe, e che noi, al contrario, non sappiamo più nemmeno immaginare, non potendole dedicare neppure uno sguardo incuriosito. La cosa che però intriga di più è che Giovanni Battista Sezanne sia il padre di Augusto Sezanne, mi piace dunque pensare che questo scritto abbia costituito per Augusto uno sprone non secondario "in memoriam" circa il suo impegno nella Gilda rubbianesca attiva al Castello, una sorta di compimento materiale sulla traccia di quanto vagheggiato e denunciato ("tutto è miserando squallore ; i silenzi delle notti serene e tiepide non vengono più interrotti dal suono de' liuti e dall'amoroso canto dei vati", p. 14) trent'anni prima nelle pagine scritte dal padre. Il ritratto di Giovanni Battista Sezanne riportato in foto è opera autografa di Augusto Sezanne e compare sulla edizione delle Opere complete del padre.